Arturo Ruiz-Sanchez – entrevista

Questa sera farò un blending di spagnolo e italiano ma non ho tempo di tradurre tutto.
Oramai avete capito che la mia teoria è abituiamoci alle lingue e forse capiremo un po’ di più delle altre culture.

Arturo Ruiz-Sanchez, scrittore latino americano negli stati uniti sta avendo un discreto successo con i suoi eBook e io sono ben felice di parlare di lui, anzi di far parlare lui. Di seguito inserisco infatti un’intervista che gli ha fatto José Nieto. Ci tengo a questo autore perché l’auto-pubblicazione di eBook è un evento che sta rimodellando l’editoria permettendo anche a chi non è di casta di potersi mettere in mostra e avere successo lavorando sodo. Confesso che io amo i libri cartacei e fatico un po’ ad appassionarmi ai libri quando li leggo su reader ma, ammetto che questa evoluzione nel campo dell’editoria mi provoca una discreta gioia, come se finalmente nel mondo qualcosa, piano piano, si stesse muovendo.

Dunque di seguito l’intervista ad Arturo, che spero presto leggeremo anche in Italiano.
Arturo parla con tanta serenità che sicuramente anche chi non ha studiato spagnolo lo può capire.
Molto bello il confronto che Arturo mette in risalto parlando di Ciro Alegría (scrittore, politico e giornalista peruviano) e José María Arguedas (scrittore, poeta, traduttore, antropologo e etnologo peruviano). Ciro Alegría, ci dice Arturo Sanchez Ruiz, esponente della classe ricca, scrive secondo la sua visione di osservatore; José María Arguedas, invece, scrive secondo la sua visione emotiva.
Mi piace questo confronto perché richiama un po’ il lavoro che sto facendo io sui personaggi letterari attraverso l’enneagramma, oserei dire che qui stiamo distinguendo gli scrittori (e non i personaggi) in persone che affrontano il mondo con la testa e persone che affrontano il mondo con le viscere.
Chi osserva e chi ci si incastra dentro.

A voi l’intervista e in bocca al lupo ad Arturo
Intervista a Arturo Sanchez Ruiz

la Donna nella Diffusione letteraria

Da corriere.it leggo questo articolo e già mi sale la bile:
Nelle Antologie Scolastiche la Letteratura ancora non è Donna
Ma invece di arrabbiarmi decido che vale la pena darmi da fare, spero con l’aiuto di tante altre donne che sono stanche di essere messe da parte sapendo, per sentito dire e per sentito pesare sulla propria schiena, quanto invece siamo importanti.
Ho aperto il blog nel novembre 2012 e da allora non ho scritto moltissimo ma ho parlato di qualche donna, oggi mi impegno a parlare più spesso di qualche donna. Naturalmente non è un grande voce la mia ma un piccolo contributo, una goccia nel mare … ma in fondo il mare è fatto di tante gocce.

Difficilmente si studia a scuola su un’antologia piena di nomi di autrici femminili, anticamente le donne per scrivere usavano pseudonimi maschili, oggi se andate in libreria comunque la % più alta spetta al maschio. Specifico che uso maschio e femmina perché secondo me si tratta di genere. La letteratura aiuta anche a capire il mondo, ad aprire gli occhi, a guardare con occhi diversi ma se questi occhi sono sempre di genere maschile … dove andiamo? Finora siamo diretti al fallimento culturale e alla fine del pianeta sovrastato da un mucchio di immondizia.
A voler essere cattiva sapete cosa penso? Sono i maschi ad aver inventato l’invidia del pene, perché sono invidiosi di non poter ricreare.

In ogni caso ripropongo qui le scrittrici delle quali ho parlato nel mio blog e propongo alle professoresse di scuola, ma possibilmente anche ai professori maschi, di far leggere sempre più spesso anche autrici femminili (e se qualcuno lo fa ce lo potrà magari anche raccontare).

Letteratura infantile e per ragazzi
Agnès de Lestrade e Valeria Docampo – La grande fabbrica delle parole
Marjolaine Leray – Un Piccolo Cappuccetto Rosso
Laura Orsolini – Buon Compleanno
Martín Roca y Esther Burgueño – El espantapajaros y los ratones
Concha Lòpez Navàrez – Juan Ramòn Jiménez
Margherita Oggero – Il compito di un gratto da strada

Lingua italiana
Nadia Fusini – Due volte la stessa carezza
Paola Tinchitella – Dire Fare Baciare Lettera Testamento
Oriana Fallaci – Rabbia e Orgoglio

Lingua ispanica
Julia Navarro – Espara ya estoy muerto
Almudena de Arteaga – Eugenia de Montijo
Cristina Morató – Divas rebeldes
Isabel Allende – Dos palabras

Lingua anglofona
Marie – Calico Kitten
Rita Lange Severino – Dressed for snow

Lingua francofona

Eventi
25 novembre Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne
D come donna – un racconto ramingo al femminile
Maria Giovanna Rosati Hansen – Due chiacchiere con

l’Acqua è Acqua – presentazione

Sempre con l’idea che i bambini che leggono presto leggeranno sempre, che chi legge si informa e allarga gli orizzonti, che chi legge in più lingue acquisisce strutture e strumenti in più, che chi si abitua ad usare la fantasia sarà sempre creativo, che hai bambini le cose vanno spiegate sin dai primi mesi di vita ma con un linguaggio comprensibile per loro; sempre con queste idee oggi lascio un momento da parte Alice e Giallo, che comunque torneranno molto presto con la terza delle loro dieci storie che sto preparando per voi, per presentarvi la nuova storia che uscirà a breve dal titolo l’Acqua è Acqua

Questa storia nasce da una riflessione che faccio spesso sull’importanza dell’acqua. Ci dicono di non sprecarla, si dice che la vogliono privatizzare, il mare gli oceani i fiumi e i laghi sembra siano tutti inquinati ma anche la neve? e la pioggia? Li chiudiamo tutti i rubinetti delle mille fontane di Roma? Lo chiudete il rubinetto quando vi lavate i denti o quando vi insaponate sotto la doccia? Bevete l’acqua del rubinetto o quella delle bottigliette? Vi lavate i denti con acqua calda o con acqua fredda? Quando i piedi sono stanchi l’acqua calda li rigenera.
Certo però noi ci dobbiamo fare la doccia risicata e altri … uffa! Sempre la stessa storia. Ma avete mai riflettuto sul fatto che l’acqua vale più dell’oro? Possibile vivere senza gioielli che possono comunque essere sostituiti da surrogati più o meno costosi, ma senza acqua? Potete bere aranciata o succo di frutta o vino tutto il giorno? Senza acqua? 

In previsione di un futuro degno per i nostri bambini, io credo che questi siano argomenti su cui vale la pena sensibilizzarli si da subito. Visto che leggereCON è per me uno dei migliori doni che un genitore possa fare al proprio figlio, visto che leggereCON i bambini sin da molto piccoli permette loro di sviluppare abilità importantissime, visto che leggendoCON i bambini loro si divertono un mondo, è pronta una nuova storia, semplice, leggera, fantasiosa che permetta loro di entrare in contatto con il concetto di acqua e di capirne l’importanza in profondità. 

Il titolo è appunto l’Acqua è Acqua
Naturalmente Andrea sta preparando le illustrazioni, anch’esse semplici e immediate. Sono sicura che vi piacerà e spero che vogliate continuare a sostenerci numerosi.

La pubblicazione è prevista per il 22 marzo 2014, cercheremo di essere puntuali.

Enneatipo 3 – il vanitoso Donne innamorate di D.H.Lawrence

Ho tardato molto a scrivere il terzo post sui nove enneatipi perché è un tipetto che mi fa venire rabbia. In realtà un tipetto simpatico, non posso nemmeno dire mi abbia fatto qualcosa ma quando sto con persone di quetsto enneatipo regolarmente dopo un po’ sono arrabbiata. Sicuramente e un problema mio e non loro ma di fatto ho dovuto lavorare tanto (e ve lo dico ho concluso molto poco) per poter scrivere un post su questo tipetto di tutto rispetto.
Si parla di vanità e dal mio punto di vista ne viene fuori quanto segue (non dimenticate che è il mio punto di vista e non un trattato scientifico e sono anche un po’ avversa).
La vanità può essere interpretata (o vissuta – perché noi interpretiamo in base a come viviamo) in due modi: 1) la passione per l’immagine di sé; 2) la passione nel vedere l’immagine di sé riflessa costantemente negli occhi degli altri. In generale possiamo considerare la vanità come il desiderio di apparire.  Il vanitoso non vive una dimensione temporale presente in cui si gode e si gusta l’esperienza ma vive perennemente in una dimensione temporale proiettata verso il futuro: fantasticando il momento del piacere della futura esperienza (che naturalmente non arriva mai). Infatti si può parlare di un pre-gustare più che di un gustare. Vivendo in una dimensione temporale inesistente (quella futura) è possibile considerarla una vita inconsistente (di cose che verranno nel futuro) mi domando io. In realtà non me lo domando, è ciò che penso. Oserei affermare che questa caratteristica denota un certo narcisismo (ma in fondo, nel bene e nel male, siamo tutti un po’ narcisisti). Il vanitoso mente spesso su se stesso, o meglio, sulla sua immagine per accrescerne il valore. Mente senza consapevolezza perché in effetti si identifica con ciò che racconta, discostandosi dal sé reale. Questa mancanza di chiarezza sul sé reale lo fa fermare ad un senso del sé molto superficiale. Normalmente si identifica nel suo ruolo professionale e/o sociale. Nel percorrere la sua strada, sceglie il percorso che esalta se stesso e non il prossimo, tutto senza consapevolezza. Ma chi può avere queste caratteristiche? Direi nessuno. Certamente se io fossi così avrei due possibilità: 1) sono così ma non me ne rendo conto, sono inconsapevole e quindi non mi riconosco in questa modalità. 2) Sono io mi riconosco, mi succede spesso, mi comporto proprio così ma … un momento … se sono consapevole non posso essere io! Dunque non è nessuno. Che tristezza. Eppure sono persone così allegre, così compagnone, fanno bene alla comunità alzano il morale e anche l’autostima. Diciamo che hanno solo il difetto di mentire in continuazione ma attenzione a non giudicare troppo in fretta (a me fanno venire rabbia ma più per invidia che per giudizio!!). In fondo ciascuno di noi pecca in cuor suo di vanagloria e non dimentichiamo che tutto quello che facciamo per non essere vanitosi: è fonte di vanagloria, o no? Il nostro vanitoso in fondo mente a se stesso prima che agli altri cercando di apparire di più della schifezza che si sente. Poi si identifica in questo apparire di più e va avanti, perché si può andare avanti all’infinito. È come essere un tacchino e vivere nella città dei pavoni (questa frase l’ho rubata da uno dei libri che studio dell’enneagramma, è troppo bella). Devi fare una gran fatica per essere accettato da loro, questi pavoni belli, orgogliosi, pieni di piume … certo se togli loro le piume della coda sono tacchini ma vallo a dire al tacchino! Un tacchino si sa è brutto e basta. Impara presto che il mondo è difficile: bisogna apparire molto, bisogna competere e bisogna vincere ad ogni costo. Non c’è tempo da perdere con la relazione umana e le emozioni! In compenso sa essere un abile motivatore, venditore e organizzatore (ti sembra niente?). Capita a volte, che alcune persone coinvolte nei progetti da un tipo tre, si sentano sfruttate. In realtà il tipo tre percepisce questo coinvolgimento come un legame di fiducia e stima. Se queste persone che si dissociano sono a lui care; lui si distacca emotivamente dal legame, altrimenti dal suo dolore nasce una rabbia troppo forte per essere contenuta. Risulta essere un carattere abbastanza numeroso nella nostra società. La preoccupazione più grande rispetto a un carattere di questo tipo, nasce da quei rari momenti in cui la persona si rende conto della sua superficialità nella relazione, nell’esistenza e cade nel baratro dell’inutilità, del vuoto emotivo … ma non mi voglio addentrare in questo aspetto troppo profondo, meglio rimanere in superficie.
La maggior parte di questi tipi si ritrovano in qualche modo a ricoprire ruoli di estrema visibilità: attori, politici, imperatori, first ladies. Sono persone, o personaggi, che hanno una visione narcisistica dell’arte. Che vuol dire? Ci ho messo un po’ a capirlo (e non sono sicura di averlo ancora compreso), sono persone che in realtà non sono appassionate di arte e non si emozionano con l’arte ma piuttosto sono vedono l’arte come un mezzo per emergere, per farsi notare, per fare carriera. La mia fatica con questo carattere ha fatto si che io non trovassi subito un personaggio che lo rispecchia ma mi ha portato a riguardare Donne innamorate di D. H. Lawrence nella traduzione di Adriana dell’Orto (l’ho letto e studiato nel 1993, lontanissimo 1993, che ricordi sereni!). Non so bene se sia il libro giusto ma essendo mie riflessioni posso sbagliare e chiunque può correggerle. Nella magnifica opera di Lawrence (opera che racconta umanamente l’umanità attraverso i suoi personaggi principali. Riesci quasi a sentire le loro voci o a respirare il loro odore e se non puoi sentirli puoi sicuramente immaginarli per quanto ti ci porta dentro). Che corrisponda o no, il brano che vi riporto è quello che a mio avviso descrive meglio l’enneatipo vanitoso e se qualcuno non è d’accordo farà bene a farmelo notare.

[cito da Donne Innamorate]

<<Quante buone cose da mangiare!>> esclamò Ursula. <<Mettici tu lo zucchero>> disse lui. Le porse la tazza. Tutte le sue stoviglie erano così eleganti, tazze e piattini di una tale grazie, con la patina di lustro color malva a disegni verdi, e armoniose ciotole e vassoietti di vetro, e cucchiaini antichi, su una tavola arabescata di grigio perla e nero e viola. Era tutto sontuoso e bellissimo. Ma Ursula vi scorse la mano di Hermione. 

<< Tutte le tue cose sono così belle!>> disse, quasi con rabbia. 

<<Mi piacciono. Mi dà un vero piacere usare oggetti che siano attraenti di per sé: oggetti piacevoli. E la signora Daykin è così buona. Per riguardo verso di me, pensa che tutto sia meraviglioso.>>

<<In effetti,>> disse Ursula <<le padrone di casa sono meglio delle mogli, di questi tempi. Sicuramente si prendono a cuore le cose molto di più. In questa casa, tutto è molto più bello e organizzato che se fossi sposato.>>

<<Però pensa al vuoto interiore>> rise lui.

<<No>> disse Ursula. <<Sono gelosa all’idea che gli uomini abbiano padrone di casa talmente perfette e abitazioni così belle. Non hanno più nulla da desiderare.>>

<<Per quanto riguarda il governo della casa, speriamo di no. È disgustoso che la gente si sposi per avere una casa.>>

<<Comunque sia,>> fece Ursula <<un uomo ha ben poco bisogno di una donna oggi come oggi, no?>>

<<Per quanto riguarda le cose esteriori, forse, se si esclude il fatto di dividere il suo letto e mettere al mondo i suoi figli. Ma sostanzialmente, esiste tutt’ora lo stesso bisogno di sempre. Solo che nessuno si prende la briga di badare alla sostanza.>>

Non sono sicura di aver reso l’idea con questa citazione e dunque provo con altre poche righe esplicative che si trovano quasi a fine testo.

[Citazione]

 Gli sembrava che Gudrun fosse in grado di bastare a se stessa, conchiusa e completa, come un oggetto racchiuso in una teca. Nella calma, statica ragione dell’anima sua, Gerald lo riconosceva e ammetteva che era suo diritto rinchiudersi su se stessa, in sé compiuta, senza desiderio. Se ne rendeva conto, lo ammetteva, e da parte sua sarebbe bastato solo un ultimo sforzo per attingere alla stessa computezza. Sapeva che gli sarebbe bastato un solo spasmo della volontà per riuscire a ripiegarsi a sua volta su se stesso, a chiudersi su se stesso come una pietra si fissa su se stessa ed è impervia, compiuta in sé, un oggetto isolato.

Mi sono venuti in mente Dorian Gray di Oscar Wilde o la Beatrice di Dante Alighieri ma non sono così preparata da parlare di tutti loro e sono sicura inoltre che ne troverò mille altri così

Una passeggiata con Mr Gladstone di Roy Lewis

Titolo originale: A walk with Mr Gladstone
Traduzione: Maria Grazie Belloni

Mi spiace non avere il testo originale sottomano ma ne sarei davvero felice perché è di un umorismo così sottile che quasi ti divide in due come una lamina, tra rabBia e risate.
Ma in fondo non c’è da ridere e poi perché piangere sul latte versato?
Mi ero ripromessa di non farlo e soprattutto di non farlo qui, ma – non ebBi la forza necessaria per obBligarmi alla resistenza attiva o passiva di abBinare qualche frase letta qua e là, a qualche pensiero raccolto là e qua. So già che molti di voi leggendo queste parole penseranno ad uno stesso personaggio pubblico! Non voglio citare nessuno ma … a proposito si dice persona pubblica o personaggio pubblico? Da che dipende?
Sarei curiosa di sapere chi di voi ha riso e chi di voi invece si è fatto venire i bubBoni allo stomaco dalla rabBia di fronte a queste parole. E si perché proprio questo è il bello: una stessa lettura a quasi tutti evoca la stessa cosa ma le reazioni emotive, pur non essendo infinite, non sono mai uguali. Mi ricorda molto il on Juan di George Bernard Shaw, un don Juan nietzscheano.
Con chi sarà clemente il Signore, alla fine di tutto, tra questi due salvatori di anime?
In ogni caso è una lettura un po’ datata (credo del 1991, a caso: all’albore della fine!) ma da circa un ventennio mi sembra molto molto attuale.

[citazione]

<<Ne ho aiutate decine e decine. Certamente. Nel modo migliore! Ho speso per loro tre patrimoni, sissignore, tre eredità lasciatemi da parenti ricchi e tirchi. Le ho cedute per intero. Dissipate, piuttosto, dice la gente – anche lei, senza dubbio … Ebbene no, non sono d’accordo. Sono persuaso che non avrei potuto spendere meglio, quel denaro. Non l’ho immobilizzato, l’ho fatto circolare. Non soltanto per comprare generi di lusso, come scarpe, vestiti, vino e gioielli, ma spesso per salvare donne che sarebbero altrimenti morte di fame. Certo, io so che cos’è la denutrizione a quel livello: non ho forse visto il sorriso di tanti visi graziosi accompagnato dai brontolii delle pance vuote? Non ne ha visti anche lei, durante la sua opera missionaria? Per forza ne ha visti, sia che li abbia sia che non li abbia soccorsi! Non ha detto forse che voleva che i denari fruttificassero nelle tasche dei cittadini?>>

<<Certo che l’ho detto. È proprio questo il mio criterio di amministrazione delle finanze della nazione.>>

<<Ebbene, i miei soldi non si sono trasformati in titoli, non a lungo per lo meno. In gran parte sono andati in mano a donne che li  hanno spesi per l’affitto, o in provviste e in vestiti per i loro figli, se ne avevano. Dalle loro mani sono passati nelle tasche di fornai, macellai, droghieri che la venerano, signore, e votano per lei, “William dei poveri”. Allora, quando entrambi arriveremo alla presenza del massimo giudice di tutti gli uomini, chi di noi sarà trattato con maggiore indulgenza, lei o io? Ho distribuito gran parte del mio patrimonio, ma quanto sarei ricco se lo avessi lasciato fruttificare in titoli, invece di investirlo nel peccare costantemente alla maniera che il Signore ci comanda, ci costringe anzi esplicitamente a fare, con il solo atto cioè che consente alla specie – creata a quanto si dice a sua somiglianza – di rispettare il suo primo comandamento: crescere, moltiplicarsi e popolare la terra?>>.

Carnevale nel Bosco Incantato è ora un eBook in 3 lingue più illustrazioni.

Finalmente anche questa avventura di Alice e Giallo nel magico mondo delle tradizioni culturali e popolari ha preso vita nella forma di e-book. È interessante scoprire cosa veramente rappresenti il carnevale e perché insegniamo ai nostri figli a mascherarsi. È una questione di credenze, di caos, di primordialità … e di vivere civile, ogni anno in modo più consapevole. Potete acquistare l’eBook cercando su ebookizzati.it, oppure su ultimabooks.com dove oltre ad acquistarlo potete inserire la vostra recensione, oppure su amazon.com.

Ciascuna delle dieci fiabe del ciclo di Alice e Giallo Coniglio nel Bosco Incantato è e sarà scritta in tre lingue (Italiano, Spagnolo, Inglese), le illustrazioni saranno colorate o in bianco e nero pronte ad essere colorate (le potete scaricare dall’eBook ma anche dal blog stesso).

Noi siamo dell’idea che i bambini sono l’unica speranza per il nostro futuro. Leggere sin da piccoli è uno degli stimoli più semplici ma più formativi e importanti. Le fiabe sono scritte in più lingue (italiano, inglese e spagnolo) per permettere loro di prendere dimestichezza con altre parole. Le fiabe sono illustrate in modo semplice, all’interno delle illustrazioni possono riconoscere i personaggi e i momenti della fiaba. Le illustrazioni sono a parte rispetto al testo, così i bambini possono loro esercitarsi a raccontare la storia che hanno ascoltato da voi, a elaborare e ri-elaborare la storia. Ci sono tavole da colorare che vogliono sviluppare il loro senso estetico e creativo. … diamoci dentro genitori, a lavoro!

Grazie a tutti coloro che vorranno sostenerci.

Calico kitten di Marie (San Antonio, Texas)

Questa è per tutti gli appassionati di gatti e non solo. Una piccolissima poesia per un gatto, qualcosa di personale, qualcosa che sembra semplice ma non lo è. Scegliere le parole giuste per descrivere ciò che si ama non è affatto semplice. Ci vuole tanto tempo a trovare le parole giuste e un attimo a buttare via tutto. Noi siamo abituati oramai alle citazioni, alle citazioni degli altri, siamo arrivati ad un punto oramai che spariamo citazioni a caso, anche sbagliate, non ricordiamo più nemmeno di chi sono. La memoria è fondamentale nella nostra vita ma solo se supportata da un sano uso del cervello, e lo stimolo linguistico per il cervello è molto importante. Fate attenzione alla descrizione, Marie sta descrivendo un gatto ma potremmo anche pensare che la descrizione si riferisca ad un quadro, o no? Tutti questi balzi di vernice potrebbero essere delle macchie di vernice, macchie colorate e … sorpresa: calico è anche una tela di cotone dipinta! Ta daaaaaa!!
Per questo mi piace Marie, perché non fa citazioni, non riporta nulla, usa la sua testa, la sua immaginazione, è originale perché dice quello che pensa lei, quello che piace a lei. Solo così possiamo essere originali. Solo così possiamo rialzare la testa e invece di appartenere a questa o quella casta, imparare a scegliere.

Calico Kitten
amber, ebony, and pearl
Bronze and gold, a cremy swirl
Running, leaping, painted pounce
Furry ball of coloured bounce.

[Traduzione mia]

Gatto Tartaugato  
Ambra, ebano e perle Bronzo e oro, un cremoso vortice Correre, saltare, un rimbalzo di vernice 
Palla di pelo di balzi di vernice.

The Lost Generation di Woody Allen


The Lost Generation


I mentioned before that I was in Europe. It’s not the first time that I was in Europe, I was in Europe many years ago with Ernest Hemingway. Hemingway had just written his first novel, and Gertrude Stein and I read it, and we said that is was a good novel, but not a great one, and that it needed some work, but it could be a fine book.
And we laughed over it.
Hemingway punched me in the mouth.
That winter Picasso lived on the Rue d’Barque, and he had just painted a picture of a naked dental hygenist in the middle of the Gobi Desert. Gertrude Stein said it was a good picture, but not a great one, and I said it could be a fine picture.
We laughed over it and
Hemingway punched me in the mouth.
Francis Scott and Zelda Fitzgerald came home from their wild new years eve party. It was April. Scott had just written Great Expectations, and Gertrude Stein and I read it, and we said it was a good book, but there was no need to have written it, ’cause Charles Dickens had already written it. We laughed over it, and Hemingway punched me in the mouth.
That winter we went to Spain to see Manolete fight, and he was… looked to be eighteen, and Gertrude Stein said no, he was nineteen, but that he only looked eighteen, and I said sometimes a boy of eighteen will look nineteen, whereas other times a nineteen year old can easily look eighteen. That’s the way it is with a true Spaniard. We laughed over that and Gertrude Stein punched me in the mouth.
Good night.

The Lost Generation

[Traduzione mia e di questo chiedo scusa ma non ho trovato la versione tradotta]

Ho accennato prima che ero in Europa. Non era la mia prima volta in Europa. Sono stato in Europa molti anni fa con Ernest Hemingway. Hemingway aveva appena scritto il suo primo romanzo e, Gertrude Stein e io lo abbiamo letto e, abbiamo detto che ci sembrava un buon romanzo ma, non un grande romanzo e, che aveva bisogno di qualche ritocco ma, poteva essere un bel libro.
E ci abbiamo riso sopra.
Hemingway mi ha dato un pugno in bocca.
Quell’inverno Picasso era sistemato sulla Rue d’Barque e, lui aveva appena finito di dipingere un quadro di un’igienista dentale nuda nel bel mezzo del Deserto del Gobi.
Gertrude Stein ha detto che le sembrava una bella immagine ma, non una grande immagine e, mi ha detto che avrebbe potuto essere un bel quadro.
Ci abbiamo riso sopra e,
Hemingway mi ha dato un pugno in bocca.
Francis Scott e Zelda Fitzgerald erano tornati a casa dal loro selvaggio party di fine anno. Era aprile. Scott aveva appena scritto Great Expectations e, Gertrude Stein e io lo abbiamo letto e, abbiamo detto che ci sembrava un buon libro ma, che non c’era bisogno di averlo scritto perché, Charles Dickens lo aveva già scritto.
Ci abbiamo riso sopra e,
Hemingway mi ha dato un pugno in bocca.
Questo inverno siamo andati in Spagna per vedere la Lotta di Manolete e lui aveva, sembrava avere diciotto anni e, Gertrude Stein mi ha detto di no, ha detto che aveva diciannove anni ma, che ne dimostrava solo diciotto e, io ho detto a volte un ragazzo di diciotto anni ne dimostra diciannove mentre, altre volte uno di diciannove può facilmente dimostrarne diciotto.
Le cose sono così con un vero Spagnolo.
Ci abbiamo riso sopra e,
Gertrude Stein mi ha dato un pugno in bocca.
Buonanotte

In ogni caso, traduzione o no, un simile monologo, se espresso con quella faccia fa più ridere.
Ascoltate The Lost Generation direttamente da Woody Allen

Alice e Giallo: Carnevale nel Bosco Incantato

Mamme, papá,

siete pronti a giocare, a correre, a ridere con i vostri bambini? Mi raccomando quando li mascherate chiedete loro il permesso e se non vogliono … non importa, niente maschera! Se invece vogliono ma una maschera che non piace a voi, lasciate che possano crescere con rispetto verso i loro gusti e desideri. Se nel truccarli viene una sbafatura, un colore non perfetto, si vogliono fare i baffi anche se sono principesse … lasciateli giocare, non è importante. Il carnevale è il moment in cui possono rompere le regole (e le scatole) e in qualche modo glielo dovete lasciar fare.
Buon divertimento e ci vediamo fra un po’ nel Bosco Incantato. Guardate alla tartaruga sono spuntate le orecchie da coniglio, Giallo trema:

D come donna – un racconto ramingo al femminile

Salve a tutti, sembra non stia avendo un grande successo questa mia proposta però qualche coraggiosa … e coraggioso lo abbiamo trovato, almeno per dare il via a questo viaggio al femminile. Ho ricevuto solo un paio di incipit ma mi bastano:

Mi ha scritto un amico dicendo che sarebbe felice di sapere cosa ogni donna pensa di ogni uomo e propone un incipit molto semplice:

“Camminavo lungo la strada solitaria quando capii che dovevo aprirmi, dovevo andare a dirgli tutto. Mi voltai, corsi indietro a gran velocità e bussai fortissimo al suo portone …” [Adriano]  

Poi un’amica ha proposto un incipit che ha toccato una questione che in questo periodo mi sta a cuore (anche se sono lontana, ahimè) e mi sembra un incipit molto più profondo. Ho deciso che questo è l’incipit da cui partire per questo viaggio:

“Non avevo detto nulla a nessuno. Andai da sola alla visita con l’oncologo e lui mi disse tutto quello che non avrei mai voluto sentire, ascoltare, capire … capire? Pensate che sia così facile capire? Pensate che sia così immediato capire? Solo quel giorno ho cominciato ad apprezzare la vita terrena. Solo quel giorno ho cominciato a capire che non bisognava aver paura della paura. Tornai a casa e guardai i miei tre figli: 5 anni, femminuccia; 9 anni, maschietto; 13 anni, femminuccia. Ero diventata mamma per la prima volta a 30 anni. Mi misi per terra a giocare con i miei bambini e aspettai l’arrivo di mio marito. Lo aspettai senza versare una lacrima.”

Vediamo se troviamo qualche altra coraggiosa che se la sente di andare avanti, di metterci un pezzettino. Intanto direi che cerchiamo di capire chi è questa donna? Come si chiama? Sicuramente ha 43 anni e probabilmente, ha riscontrato un tumore? o si tratta di altro? Dove vive? Che lavoro fa? Come si chiamano i suoi figli? E suo marito? Spero di ricevere qualche altra mail coraggiosa. Intanto grazie a Sandra per il prezioso incipit (forse troppo forte per una follia come questa, ma magari si risolve tutto nel migliore dei modi).
Di seguito il link all’articolo precedente:
Articolo precedente D come donna – un racconto ramingo al femminileespañol: Cuento viajero de mujeresin English: a worldly woman tale